98 • SOSTEGNO AD UNA FAMIGLIA DI GAZA
(Palestina)
| Luogo: Palestina, Gaza. | Richiesto da: Rawan Marshoud |
| Inizio: 30 gennaio 2026. | Fine: in corso. |
| Progetto numero: 98. | Numero di interventi: 1. |
| Referente del progetto: Lara Corradini | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2026 |

Su segnalazione di una nostra associata, Lara Corradini, siamo venuti a conoscenza della drammatica situazione in cui vive una famiglia di Gaza (Rawan Marshoud, la mamma e due sorelle) che, a causa dell’assedio di Israele nella Striscia, sta vivendo la devastazione più completa sotto tutti i punti di vista: in termini pratici (assenza di casa, lavoro, cibo…), sotto l’aspetto sanitario (assenza di medicine, sospensione dei piani di cura, rischio di contrarre malattie infettive dovute alle drammatiche condizioni igieniche…) e psicologico (stress, ansia, attacchi di panico, sgomento, paura) oltre al continuo rischio della vita. Siamo consapevoli che la situazione di Rawan e della sua famiglia è sola una delle migliaia di situazioni riscontrabili oggi a Gaza ma è Rawan che ha chiesto aiuto, che garantisce e testimonia il buon fine dell’aiuto ricevuto. Con Rawan si riesce a rimanere in contatto tramite social ed è abbastanza agevole inviarle denaro. E’ veramente “una goccia nel gran mare degli aiuti necessari” ma almeno qualcosa possiamo e riusciamo a fare.
Chi intende sostenere questa iniziativa può fare la propria donazione tramite bonifico bancario (vai alla sezione dedicata) indicando nella causale “Sostegno a Rawan”, Per poter ricevere la ricevuta economica della donazione, che potrà essere detratta dalla denuncia dei redditi, indicare il proprio nome, cognome, codice fiscale ed indirizzo mail o di posta ordinaria.
Situazione (contatto Instagram con Rawan Marshoud, 23 gennaio 2026).
Il mio nome è Rawan Marshoud, da Gaza. Ho 26 anni, sono nata e cresciuta in questa città che ho sempre amato nonostante tutto quello che ha sopportato (guerre, assedio e perdite). Prima della guerra noi avevamo una vita semplice, ma stabile. Ho studiato inglese e ho conseguito una laurea in Amministrazione Aziendale dopo quattro anni di duro lavoro e determinazione. Credevo davvero che l’istruzione fosse il mio percorso per costruire un futuro sicuro per me stessa e per la mia famiglia, ma la guerra ci ha rubato tutto. Prima del 7 ottobre noi vivevamo nella nostra casa nella Gaza orientale. La vita a volte era difficile, ma avevamo un tetto sopra le nostre teste e un senso di sicurezza.
Quando la guerra è cominciata, le nostre vite sono state completamente stravolte. Il primo giorno siamo fuggiti dalla nostra casa in cerca di un posto più sicuro, dove siamo rimasti solo per una settimana. Poi la nostra casa è stata bombardata, e siamo stati costretti a fuggire di nuovo, questa volta a Khan Younis. Quello è stato il nostro primo spostamento e da quel momento non abbiamo più avuto un posto stabile da poter chiamare casa. Attualmente stiamo vivendo in tende in AI-Zawayda. Siamo stati sfollati molte volte, e con ogni sfollamento abbiamo perso tutto ciò che avevamo: il nostro cibo, i nostri vestiti, anche la tenda nella quale stavamo vivendo. Correvamo sotto il bombardamento, gridando, piangendo, e aspettando la morte in ogni momento. Oggi, viviamo in una tenda che non ci protegge da nulla, non dal freddo, non dalla pioggia e non dalla paura.
Siamo esausti… profondamente esausti dal dormire in una tenda, come se stessimo dormendo fuori all’aperto. Il freddo è insopportabile. Mia madre, che ha 65 anni, soffre molto. I suoi piedi le fanno un male terribile a causa del freddo estremo, e le sue condizioni di salute continuano a peggiorare. La notte, dormiamo schiacciati l’uno contro l’altro solo per sentire un po’ di calore. Con così poche coperte ci sentiamo completamente esposti, senza protezione, senza dignità.
Il mio obiettivo nel chiedere aiuto non è mai stato il lusso. Tutto ciò che voglio è salvare mia madre e le mie sorelle. Mia madre soffre di alterazioni degenerative avanzate della colonna lombare, in particolare delle vertebre inferiori, e riesce a malapena a camminare. Inoltre, soffre di pressione alta grave e cronica e necessita di farmaci continui e di controlli medici regolari. Spesso, la sua pressione sanguigna non risponde ai farmaci disponibili e raggiunge livelli pericolosi, costringendoci a portarla in ospedale per cure d’urgenza finché non si stabilizza. Tutto ciò accade spesso e la esaurisce fisicamente e mentalmente, mentre aumenta la nostra paura per lei, soprattutto in un contesto di instabilità, mancanza di farmaci e scarsa assistenza sanitaria. Mia sorella maggiore, Faten (28 anni), soffre di un adenoma pituitario che ha colpito pericolosamente il cervello e la retina. Stava facendo un trattamento prima della guerra ma in seguito ne è stata privata e le sue condizioni sono peggiorate in modo spaventoso. Ha bisogno di esami medici regolari molto costosi per determinare se il tumore sta crescendo, e non possiamo permetterceli. Ogni giorno temiamo che possa perdere la vista. Mia sorella minore, Hadeel (24 anni), ha studiato infermieristica e ha completato due anni di diploma, ma non ha potuto continuare la sua formazione a causa della guerra. Questo le ha spezzato il cuore. Vorrei spiegarvi che ora Hadeel, è in pessimo stato psicologico. La guerra ha cambiato completamente la sua vita, e ha lasciato profonde ferite dentro di lei. La sua vita non era così prima della guerra, ma tutto quello che abbiamo passato ha pesato pesantemente su di lei. A Hadeel non piace essere fotografata, e non è in grado di adattarsi a questa dolorosa realtà e alle terribili condizioni in cui viviamo. La pressione, la paura e la perdita di sicurezza, l’hanno esaurita emotivamente, lasciandola incapace di nascondere quanto sia profondamente colpita. Spero che possiate capire perché non compare nella foto che vi ho mandato, possiate capire la sua situazione, ed essere premurosi nei confronti del suo fragile stato mentale. Porta con sé un dolore profondo causato dalla guerra, qualcosa che non ha mai scelto.
Come avete potuto capire, siamo una famiglia senza un padre; mio padre è morto, e io porto questo fardello da sola.
Stiamo chiedendo aiuto semplicemente per sopravvivere, avere farmaci, cibo, vestiti, esami medici, e soprattutto, un luogo sicuro. Il nostro sogno ora è molto piccolo e semplice: con il tuo aiuto potremo permetterci di affittare una sola stanza, una stanza che ci protegga dal freddo, dove mia madre, le mie sorelle, ed io possiamo essere al sicuro, almeno un po’. Non stiamo cercando una vita lussuosa. Vogliamo solo vivere con dignità, per permettere a mia madre di dormire senza dolore, per sentirmi rassicurata sulla salute di mia sorella, e per sapere che qualcuno, da qualche parte, ha sentito la nostra voce. Ogni aiuto che ci offrite, non è solo una donazione, è un’ opportunità di vita, un barlume di speranza in mezzo a questa oscurità. Per favore, valutate ogni parola che ho scritto. Arrivano da un cuore esausto, da una figlia che teme di perdere la sua famiglia davanti agli occhi.
Con la più profonda gratitudine e speranza, Rawan Marshoud e la sua famiglia (madre: Abla Marshoud, 65 anni; padre: defunto; sorelle: Faten Marshoud, 28 anni; Hadeel Marshoud, 24 anni)
Immagini

Abla all’ospedale. 
Devastazione dopo un bombardamento nei pressi della casa di Rawan 
Gaza, resti di armi usate per i bombardamenti 
Le medicine che Rawan ha potuto comprare con gli aiuti ricevuti
Messaggio di Rawan (31 gennaio 2026)
Good morning, my dear sister Lara,Your message reached my heart with tears before words. I cannot describe how happy you made me, my mother, and my sisters. We cried from gratitude and relief. Alhamdulillah, God has answered our prayers. We always prayed that someone would see our suffering, hear our pain, and stand beside us—and today, that prayer became real through you.Without you, we truly do not know what we would do. Your support is life for us. It allows us to live with dignity and to obtain the most basic needs that the war deprived us of and that we are unable to provide on our own.Thank you from the depths of my heart, dear sister Lara, to you, to the S.C.I.L.L.A. organization, to David, and to every person with a kind and beautiful heart who saw my family’s suffering and chose to help us. No matter how much I thank you, it will never be enough, because I cannot put into words how grateful we are.You brought light into our darkest days. Knowing that you are standing beside us and did not leave us alone filled our hearts with hope again. May God reward you for every tear you wiped away and every heart you heale.
Buongiorno, mia cara sorella Lara, il tuo messaggio mi ha toccato il cuore con lacrime prima ancora di poterlo esprimere a parole. Non riesco a descrivere quanto hai reso felice me, mia madre e le mie sorelle. Abbiamo pianto di gratitudine e sollievo. “Grazie a Dio”, Dio ha risposto alle nostre preghiere. Abbiamo sempre pregato che qualcuno potesse vedere la nostra sofferenza, ascoltasse il nostro dolore e ci stesse accanto, e oggi quella preghiera è diventata realtà grazie a te. Senza di te, non sapremmo davvero cosa fare. Il tuo sostegno è vita per noi. Ci permette di vivere con dignità e di soddisfare i bisogni più elementari dei quali la guerra ci ha privato e che non siamo in grado di soddisfare da soli. Grazie dal profondo del mio cuore, cara sorella Lara, a te, all’organizzazione S.C.I.L.L.A., a Davide e a ogni persona dal cuore gentile e bello che ha visto la sofferenza della mia famiglia e ha scelto di aiutarci. Per quanto ti ringrazi, non sarà mai abbastanza, perché non riesco a esprimere a parole quanto ti siamo grati. Hai portato luce nei nostri giorni più bui. Sapere che sei al nostro fianco e non ci hai lasciato sole ha riempito di nuovo i nostri cuori di speranza. Che Dio ti ricompensi per ogni lacrima che hai asciugato e per ogni cuore che hai guarito.
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